Jean Michel Basquiat

La vita di Jean Michel Basquiat rispecchia perfettamente quella che era la New York degli anni Ottanta. Una New York dove tutto era possibile, soldi, droghe e divertimento scorrevano a fiumi e i prezzi delle opere d’arte salivano all’infinito, pompati da critici e galleristi che vendevano opere a persone straricche che vedevano nell’arte investimenti fruttuosi. Basquiat nasce il 22 dicembre del 1960 a Brooklyn, New York, da madre statunitense di origini portoricane e da padre haitiano. Fin da piccolo dimostrò un forte interesse per il mondo dell’arte, si presuppone che questa passione gli sia stata trasmessa dalla madre che non perdeva occasione per portarlo a visitare i musei di New York. All’età di sette anni venne investito da un’automobile e nel periodo di degenza ebbe come dono dalla madre il testo di anatomia “Gray’s Anatomy” di Henry Gray, questo libro influenzerà molto i suoi futuri lavori. Jean Michel scappò presto da casa dei genitori e decise di girovagare per la città dormendo un po’ dove capitasse finché non fu arrestato per vagabondaggio.

Non ha mai amato studiare ma aveva davvero talento il ragazzo, tanto che la madre decise di iscriverlo alla City-as-School di Manhattan, un istituto per ragazzi dotati. Qui conobbe Al Diaz, insieme scoprirono l’LSD e altre droghe pesanti ed iniziarono ad operare sui muri di Soho riempiendoli di frasi criptiche firmandosi SAMO, acronimo della frase “Same Old Shit” ovvero “La solita vecchia merda”. L’arte di SAMO è una critica e risposta ai valori sociali da cui i giovani artisti non si sentono rappresentati:  “SAMO is everything, everything is SAMO. SAMO the religion without guilt and much more”. La società alla quale si ribellano è in realtà la stessa da cui Basquiat vuole farsi notare. I muri della città iniziano a riempirsi di SAMO.

Jean Michel Basquiat prese consapevolezza del suo talento e decise di lasciare gli studi per diventare un artista a 360°. Sì, perché non si limitava a fare qualche scarabocchio qua e là, si immerse anche nel mondo della musica fondando la sua band con il nome “Gray”; inoltre fece anche qualche apparizione in alcuni show televisivi ad accesso pubblico. Inizia a vendere delle magliette e cartoline disegnate da lui per riuscire a guadagnarsi da vivere, ma la vita di Basquiat inizia la notte. Frequenta i locali più cool di New York, dove era possibile trovare gli artisti più in voga in quegli anni. Proprio in uno di questi locali riuscì a vendere una sua cartolina per un dollaro, ad Andy Warhol. Diventa cliente fisso dei due club più rinomati dell’epoca: il Club 57 e il Mudd Club, frequentati dallo stesso Warhol, da Madonna con cui ebbe una relazione per poco tempo e da Keith Haring con cui strinse una forte legame destinato a durare fino alla sua morte. La carriera di Basquiat inizia a decollare, come musicista e soprattutto come artista. 

Nel 1980 fece il suo debutto insieme ad Haring al Times Square Show, retrospettiva organizzata da giovani artisti e sponsorizzata dalla COLAB (Collaborative Project Incorporate), nel 1981 partecipa ad un’ulteriore retrospettiva New York/New Wave insieme a Warhol e Haring. Il poeta e critico d’arte Rene Richard pubblica “The Radiant Child” sulla rivista Artforum pubblicizzando Basquiat. È il primo passo verso una sfavillante carriera, il suo talento viene riconosciuto dal pubblico e da grandi critici, inizia a fare mostre in tutto il mondo: una delle prime a Modena nella galleria d’arte Emilio Mazzoli. 

Galleristi e collezionisti iniziano a fare a gara per aggiudicarsi un pezzo del giovane ragazzo, quel mondo a cui aveva tanto aspirato gli ha spalancato le porte. Tra il 1982 e il 1984 i prezzi delle sue creazioni salgono alle stelle, solo una cosa era richiesta all’artista: produrre, produrre e produrre. L’arte di Basquiat era un’arte analfabeta, come lui stesso la definisce: scrive e dipinge su muri, porte; sulle tele ci cammina sopra, ci mangia, ci segna appunti, disegna i suoi idoli: Muhammed Ali, Charlie Parker e tanti altri. Prende ispirazione dalle culture afroamericane, africane e azteche infatti, la scelta dei suoi eroi era sintomatica: neri, vittime del razzismo o di se stessi e del loro spregiudicato stile di vita.

Ma dipingeva soprattutto scritte, scritte ovunque. Era questa la principale caratteristica della sua arte: le sottolinea, le contorna e le cancella. Non aveva una tecnica precisa, utilizzava pennarelli, colori a cera, gessi, bombolette, tutto ciò che gli capitava sotto mano. Lo stesso Basquiat affermò: Cancello le parole, in modo che le si possano notare – il fatto che siano oscure spinge a volerle leggere ancora di più”.

Basquiat è la stella del momento eppure lui continua a sentirsi un emarginato, un nero nel mondo dei bianchi. Spesso produceva la notte come se fosse in uno stato di trance, probabilmente sotto qualche effetto psichedelico; la sua mente è un ricettacolo di input di ogni genere che rielabora e restituisce sulla tela con il suo inconfondibile stile. Tutti lo cercavano, lo volevano ma nessuno lo aiutava. Il giovane artista era in continua lotta con i suoi demoni interiori, gli stessi demoni che stavano per distruggerlo.

Nel 1983 raggiunge quello che fino a pochi anni prima considerava come un sogno: entra ufficialmente nella Factory di Andy Warhol. I due iniziarono a frequentarsi assiduamente, ma il loro rapporto era piuttosto altalenante, soprattutto a causa della dipendenza da eroina di Basquiat. Insieme produssero più di cento quadri, nei quali è riconoscibile il segno di entrambi e allestirono una mostra comune il cui manifesto rappresenta i due artisti come protagonisti di un incontro di box. Basquiat paragonava spesso l’arte ad un ring su cui combattere.

Ma nemmeno Warhol riuscì ad arrestare la sua tossicodipendenza. Nel 1985 la loro collaborazione terminò ma non la loro amicizia, o almeno fino al 1987 quando Andy Warhol morì in seguito ad una operazione. Qui Basquiat salì su un treno senza ritorno, la sua dipendenza da eroina peggiorò dopo la morte di Warhol. Fu portato all’apice del suo successo e poi lasciato cadere, solo. Perché era così che funzionava nella New York degli anni Ottanta. Venne trovato morto nel suo appartamento il 12 agosto del 1988, consumato dal successo e dalla droga, dall’avere ottenuto ciò che ha sempre desiderato.

La sua produzione artistica durò poco più di sette anni, ma in questi anni produsse più di 250 quadri ed oltre 200 disegni. Le opere di Basquiat erano molto ricercate e spesso i suoi quadri venivano conclusi in pochi giorni, è quindi difficile stabilire quale sia la sua opera più significativa ma sicuramente possiamo stabilire le più costose. Stiamo parlando di “Untitled” e “Scull” realizzati intorno il 1981. Questi due quadri sembra rappresentino un suo autoritratto: il cranio appare diviso a metà tra la vita e la morte, occhi persi, il viso infossato; eppure ci sono colori sgargianti che danno vita all’opera, inoltre questi autoritratti sembrano richiamare le maschere africane. “Untitled” fu venduto ad un’asta a New York per 110,5 milioni di dollari, uno dei prezzi più folli mai visti nel mondo dell’arte.

Nel 1981, Jean Michel Basquiat ha realizzato il dipinto “Irony of Negro Policeman” e non è altro che una forte critica indirizzata ai suoi simili. L’artista voleva ribadire quanto i cittadini afroamericani fossero controllati e, da un certo punto di vista ancora schiavizzati, dalla maggioranza di persone bianche negli Stati Uniti. Per questo motivo, vedere un poliziotto afroamericano per lui era un controsenso quasi ironico perché questa persona doveva imporre agli altri il rispetto di regole che in primis sottomettevano proprio lui e la sua comunità. La figura realizzata è un uomo nero, con una faccia e un cappello che ricorda una gabbia e sulla destra compare la scritta “Irony of Negro Policeman“. 

“Irony of Negro Policeman”, 1981.

Basquiat sapeva parlare e scrivere in lingue diverse, nell’opera “Il Duce” realizzata nel 1982 notiamo infatti la presenza di scritte in italiano. Amava il fatto di scrivere nella lingua della nazione  a cui l’opera era dedicata: in particolare in questo ritratto del duce evidenzia perfettamente non solo la stazza ma anche il modo di parlare alla folla con veemenza e teatralità.

“Il Duce”, 1982.

 Il successo di questo artista è stato fulmineo, fugace ed esplosivo proprio come la sua vita, Jean Michel Basquiat con i suoi scarabocchi ha segnato il mondo dell’arte.

Fonti: 

https://www.thebroad.org/art/jean-michel-basquiat/untitled

https://www.repubblica.it/cultura/2017/05/19/news/un_quadro_di_basquiat_venduto_all_asta_per_110_milioni_di_dollari-165808896/

https://en.wikipedia.org/wiki/Jean-Michel_Basquiat


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